Disabilità e invalidità civile, gli scogli della nuova riforma: in Veneto manca il 38% di medici legali. La Fnp Cisl: «I patronati sono essenziali»

Disabilità e invalidità civile, gli scogli della nuova riforma: in Veneto manca il 38% di medici legali. La Fnp Cisl: «I patronati sono essenziali»

Non autosufficienza

09/09/2026



Quattro delle sette province della regione sono teatro della progressiva sperimentazione delle nuove procedure: il sindacato dei pensionati Cisl analizza i dati in vista dell’entrata a regime nel 2027

Mancano quattro mesi all’estensione in tutto il territorio nazionale della Riforma della disabilità (dal 1° gennaio 2027), che ha cambiato e unificato la modalità di accertamento della condizione di invalidità affidandola interamente all’Inps, e ha introdotto la possibilità per la persona fragile di richiedere un Progetto di Vita personalizzato: è opportuno fare un bilancio della sperimentazione in atto per evidenziare quali criticità stanno emergendo. Una sperimentazione che vede il Veneto territorio privilegiato di analisi, con quattro province coinvolte: Vicenza dal 30 settembre 2025, Treviso, Venezia e Verona dal 1° marzo 2026.


La Riforma della disabilità in pillole: nuovo accertamento e Progetto di Vita

Il principio principale attorno cui ruota la Riforma della disabilità (Legge Delega n. 227/2021 e dlgs attuativo n. 62/2024) è la centralità della persona e la promozione della sua autonomia, e ha due cardini principali: un nuovo modello di accertamento della condizione di disabilità (fase sanitaria), affidato esclusivamente all’Inps superando le frammentazioni normative e le sovrapposizioni di competenza con le Ulss, per garantire sul tutto territorio nazionale uniformità dei criteri di valutazione. Nella fase di accertamento, l’invio telematico all’Inps del certificato medico introduttivo (compilato da un medico certificatore, che può essere il medico di base ma anche un libero professionista) assume già la funzione di domanda e dà avvio al procedimento.


Il secondo cardine è la costruzione del Progetto di Vita personalizzato, su richiesta della persona con disabilità: il Progetto di Vita, formulato nell’ambito degli ATS (Ambiti Territoriali Sociali) con il diretto coinvolgimento della persona interessata, parte dai suoi bisogni, aspettative e obiettivi per elaborare un percorso di servizi e assistenza orientati a una vita il più possibile autonoma e indipendente. Ad agosto l’Inps ha comunicato di aver attivato nel proprio portale due servizi online dedicati alla richiesta del Progetto di vita, che favoriscono lo scambio delle informazioni tra l’istituto, Ambiti Territoriali Sociali (ATS) e altri stakeholder, servizi per il momento attivo solo nelle province teatro di sperimentazione. Attraverso il servizio “Invalidità Civile – trasmissione istanze per il progetto di vita” la persona con disabilità chiede all’INPS di trasmettere la documentazione all’ATS competente per avviare il procedimento per l’elaborazione del Progetto di vita. Con il servizio “Invalidità Civile – consultazione istanze per il progetto di vita”, gli operatori degli ATS e di altri enti eventualmente individuati dalle Regioni gestiscono il procedimento.


I numeri della sperimentazione

Gli ultimi dati condivisi dalla stessa Inps parlano chiaro: nonostante gli sforzi dell’istituto per farsi carico dell’intera procedura di accertamento, con aumento di organico e ampliamento degli ambulatori, in media in Veneto il 44,87% delle pratiche avviate (7.291 su 16.249) non è ancora definito con importanti scostamenti provinciali (dati al 31 maggio 2026 e relativi a Vicenza, Venezia e Verona; dati al 30 aprile 2026 relativi a Treviso). E allarma il fatto che lo stesso istituto evidenzi come manchino ancora 42 medici legali per arrivare ai 109 previsti in organico, con una carenza del 38,53% in netto contrasto con la media nazionale del 17,23%.


I numeri dicono, inoltre, che rivolgersi ai patronati sindacali come intermediari – opportunità inizialmente non contemplata – è garanzia di avvio della pratica nella sua completezza, soprattutto quando questa apre al contributo economico ed è richiesta la presentazione del modello AP70: a Vicenza, unica provincia per cui il dato è disponibile, è emerso che su 2.914 certificati medici introduttivi che richiedevano tale modello, esso è stato presentato in 2.498 casi (quindi 416 persone o non lo avevano ancora fatto o non sapevano di poterlo fare), di cui 2.199, cioè l’88%, proprio attraverso i patronati sindacali.


Le nuove regole dal 1° giugno 2026

Dal 1° giugno 2026 i 70 anni sono diventati uno spartiacque nell’accesso ai servizi in caso di fragilità da certificare: chi è più giovane segue la procedura più snella della Riforma della disabilità, per il momento solo nelle province sede di sperimentazione, criterio geografico – tuttavia – valido ancora per pochi mesi. Chi è più anziano e viene riconosciuto non autosufficiente perché il medico certificatore ne ravvisa i requisiti (patologie croniche, riduzione delle funzioni fisiologiche o perdita dell’autonomia), segue la procedura vigente nel suo territorio, che può essere in capo all’Ulss o all’Inps in base alla convenzione. Procedura quest’ultima che non è ancora stata riformata poiché rientra nella Riforma della non autosufficienza degli anziani, che è stata rinviata nella sua applicazione al 2027. Si evidenzia tuttavia che, su un totale di 4.592 certificati pervenuti a giugno 2026 nelle province di Vicenza, Venezia e Verona, 2.700 si riferiscono a ultra70enni, di cui 2.245 segnalati come non autosufficienti (48,89%): la statistica dimostra proprio la necessità, sollevata più volte dalla Fnp Cisl, di armonizzare il più velocemente possibile la Riforma della disabilità e la Riforma della non autosufficienza degli anziani.


È da sottolineare, a titolo di esempio, che la compresenza di una procedura riformata (disabilità) e una no (non autosufficienza) sta creando qualche confusione. Nello specifico della non autosufficienza, a oggi nelle province di Treviso e Vicenza la procedura è quella “tradizionale”: una volta rilasciato il certificato medico introduttivo che riconosce le condizioni di non autosufficienza, la persona interessata ha tempo 90 giorni per avviare la domanda amministrativa all’Inps (anche tramite patronato), a seguito della quale avviene la convocazione per la visita della Commissione medica dell’Ulss (integrata da un medico dell’Inps) e il successivo verbale con la percentuale di invalidità riconosciuta. Nelle province di Verona e Venezia, invece, la procedura è “ibrida” perché era già in vigore una convenzione con la Regione (in scadenza a fine anno) che affida all’Inps la fase accertatoria, con una trafila che richiama quella più celere prevista dalla Riforma della disabilità. E cioè che con il certificato medico introduttivo firmato da un medico certificatore si procede contestualmente all’inoltro della domanda.


I servizi in Veneto del patronato Inas

In casa Cisl in Veneto non si è rimasti fermi, proprio per la consapevolezza che i servizi sindacali sono di enorme aiuto. Il patronato Inas, con il supporto concreto degli operatori della Fnp Cisl, adeguatamente formati, ha attivato nelle quattro province sede di sperimentazione un servizio completo, a partire dalla presenza di propri medici legali certificatori. In un solo appuntamento è possibile gestire interamente la pratica: redigere e inviare il certificato medico introduttivo e inviare i dati socioeconomici. Ma anche, in ogni caso specifico, verificare la presenza di requisiti per chiedere altre prestazioni previdenziali o assistenziali.

Più informazioni e tutti i contatti in questo articolo.


Il commento

«Riforma della disabilità e Riforma della non autosufficienza degli anziani, questa purtroppo completamente rinviata nella pratica al 2028, sono epocali per il nuovo welfare, dove l’attenzione è spostata dal “cosa manca” al “cosa serve” a una persona fragile per vivere nel modo più pieno e soddisfacente possibile. Entrambe le riforme prevedono una revisione e semplificazione della modalità di accertamento, e un piano successivo che mette al centro i bisogni individuali, rispettivamente Progetto di Vita e Piano di Assistenza Individuale. L’una però, nonostante gli intoppi che segnaliamo oggi, procede. L’altra è ferma», commenta Tina Cupani, segretaria generale Fnp Cisl Veneto, sindacato dei pensionati.


«Sulla disabilità la sperimentazione delle nuove procedure di accertamento, interamente in capo all’Inps, ci sta dicendo che manca personale per fare le visite e che quasi la metà dei certificati medici introduttivi presentati non ha ancora avuto seguito, lasciando nel limbo migliaia di persone. E non per colpa dell’Istituto, al quale in Veneto riconosciamo lo sforzo organizzativo, ma perché proprio il disallineamento con la Riforma della non autosufficienza ha generato un incremento delle attività senza che ci sia stato un adeguato aumento della forza lavoro che le gestisce».


In allegato alcune tabelle.