Politiche di Genere | Servizi TV
30/09/2026
Il progetto del Coordinamento regionale per le Politiche di genere della Fnp Cisl Veneto è stato presentato in anteprima a Mestre il 30 settembre
Un anno fa il Coordinamento regionale per le Politiche di genere della Fnp Cisl Veneto aveva lanciato il progetto “Il mio punto di rottura”: aveva chiesto alle donne del sindacato, per generazione protagoniste dei principali eventi legati all’emancipazione femminile, di condividere dalla loro esperienza personale qual era stato quel momento nella vita in cui qualcosa nello stare nella società contemporanea si era, appunto, “rotto” e aveva spinto al cambiamento. Le testimonianze raccolte sono state studiate e sono confluite nel libro Il mio punto di rottura, dal sottotitolo significativo: “Oltre un destino segnato dal genere: i racconti di cambiamento delle donne del sindacato”. L’opera è stata presentata in anteprima il 30 settembre con un incontro al Novotel di Mestre.
L’evento di presentazione
L’evento del 30 settembre non si è configurato come la classica presentazione di un libro. Il progetto è stato introdotto da Carla Campese, coordinatrice regionale per le Politiche di genere della Fnp Cisl Veneto, che lo ha ideato un anno fa e a Ornella Sabbion, coordinatrice per le Politiche di genere della Fnp Cisl Padova Rovigo, è stato affidato il compito di leggere alcune delle testimonianze raccolte. Greta Scozzi, collaboratrice del sindacato e curatrice del libro, ha poi aiutato il pubblico nell’interpretazione di queste testimonianze, evidenziando quali filoni comuni si possono individuare tra esperienze diverse, sei in particolare come i capitoli del libro, e cosa esse ci possono dire di una storia “al femminile” composta da tante piccole storie. Il confronto si è arricchito con il contributo delle psicologhe Giulia Zanella e Anna Stupiggia, che hanno approfondito il valore sociale del racconto, quando esso è fatto da persone anziane. Le conclusioni sono state a cura di Giancarlo Pegoraro, segretario regionale Fnp Cisl Veneto e alla giornata ha partecipato anche l’artista Antonella Masetti Lucarella, che ha gentilmente concesso alla Fnp Cisl Veneto l’utilizzo di una sua opera come copertina del libro.
L’emancipazione non ha percorsi lineari
Quel che emerge da Il mio punto di rottura è che, spesso, di “rottura” è difficile parlare. I percorsi di cambiamento non sono lineari: la presa di coscienza che qualcosa “non andava” poteva essere dovuta a un episodio eclatante, ma anche a una progressiva riflessione sul proprio vissuto, poteva essere quindi sì una svolta, ma anche un processo. Non è lineare nemmeno il percorso da questa consapevolezza all’azione, al cambiamento effettivo: qualche volta l’azione nemmeno c’è stata, o non è stata netta, ma è stato maturato un diverso modo di approcciarsi alla realtà. Le testimonianze raccolte, in un certo senso, sono la conferma che la questione di genere è stata prima “subita”, perché il contesto familiare e sociale era intriso di cultura patriarcale e dei ben noti stereotipi su cosa una donna può o non può fare. Poi è stata “riconosciuta” e, infine, “agita” in modalità molto diverse che non sempre hanno implicato una “cesura” poiché, e forse questa è la lezione che emerge tra le righe, si è comunque condizionati dal contesto in cui si vive più di quanto si pensi.
Il lessico del cambiamento
Si legge, infatti, nel libro: «Per alcune donne la rottura coincide effettivamente con un evento preciso: una scelta lavorativa, una separazione, un conflitto familiare, una malattia, un incidente, un incontro significativo. In altri casi, ciò che emerge assume la forma di un processo lento: una ridefinizione progressiva, un cambiamento che acquista significato solo a posteriori. In altri ancora, più che una rottura in senso stretto, compaiono adattamenti, resistenze, compromessi, spostamenti parziali». E ancora: «Forse, più che chiederci se queste storie raccontino o meno una “vera svolta”, vale la pena fermarsi sul lessico con cui il cambiamento viene nominato. Nelle testimonianze ricorrono parole come libertà, indipendenza, rispetto, dignità, scelta, coraggio, ma anche fatica, cura, silenzio, adattamento, resistenza».
Il sindacato come luogo di confronto
Se nel libro il lavoro è spesso sinonimo di indipendenza, vi sono testimonianze di presa di coscienza del proprio “valore sociale” e dell’importanza della collettività tramite il conflitto sindacale e l’impegno sindacale. La generazione di donne che hanno contribuito a Il mio punto di rottura, infatti, appartiene all’epoca in cui anche le parti sociali hanno faticato ad accogliere, innanzi tutto culturalmente, le sempre più numerose lavoratrici, che vivevano quindi i conflitti sindacali su più livelli. Poi, comincia l’impegno collettivo, in cui il sindacato è luogo di formazione, confronto e relazione.
Alla presentazione del libro è dedicato un servizio di TV7 Box in onda l’1 e 2 ottobre, che si può rivedere in questa pagina.