Attività sindacali | Non autosufficienza | Salute e Prevenzione
01/04/2026
Una riflessione della segreteria Fnp Cisl Veneto sul dibattito in corso in Consiglio regionale per la legge di stabilità 2026 e il bilancio di previsione 2026-2028
Siamo nei giorni decisivi per l’approvazione delle
tre leggi che danno l’indicazione di come la Regione intende spendere le risorse
a disposizione. Archiviato il Defr, il Consiglio regionale deve approvare la
legge di stabilità, il collegato e il bilancio di previsione 2026-2028. Come
sindacato dei pensionati, notiamo che mancano dei riferimenti precisi a tre
priorità che avevamo
già sollevato pubblicamente lo scorso anno durante la campagna
elettorale per le elezioni regionali. Le vogliamo ricordare nel dettaglio,
perché restano temi sui quali continuiamo a lavorare sia come pensionati, sia
come confederazione: il problema delle esenzioni per reddito dei ticket sanitari,
il finanziamento della legge regionale sui caregiver familiari, e la riforma
delle impegnative di residenzialità. Insistiamo molto su queste tre
priorità, perché hanno il fine di riequilibrare nel senso dell’equità
l’accesso ai servizi sanitari e sociosanitari da parte degli anziani,
specialmente fragili, dando anche un sostegno concreto alle famiglie. Si tratta
di interventi di natura contabile con immediate conseguenze positive e
strutturali: per realizzarli servono sì nuove risorse, ma soprattutto
riorganizzazione della gestione di quelle già presenti.
1. Introdurre una esenzione
regionale dal ticket sanitario per redditi familiari fino a 40.000 euro
La perdita
dell’esenzione dal ticket per reddito familiare (la 7R2), subita
progressivamente nel tempo da molti pensionati, sta diventando un vero problema,
dato che i costi di molte visite specialistiche sono aumentati con gli adeguamenti
introdotti dal nuovo nomenclatore nel 2025. Il motivo è noto: il
limite reddituale familiare per l’esenzione 7R2 è di 36.151,98 euro lordi annui,
cifra ferma al 1998 (erano 70 milioni di lire), semplicemente convertita
in euro e mai adeguata all’aumento del costo della vita. Le pensioni, invece,
seppur in modo insufficiente e non equo rispetto all’inflazione vera, sono
incrementate di anno in anno con il meccanismo della perequazione. In questi
quasi 30 anni, quindi, siamo arrivati al punto che una coppia di pensionati
con una pensione modesta (1.500 euro lordi al mese), supera il limite e
perde l’esenzione. In attesa di un intervento risolutivo nazionale, le Regioni
possono agire autonomamente introducendo una soglia regionale per mantenere
l’agevolazione: lo hanno già fatto la Lombardia e la Provincia di Bolzano.
Insieme a Cisl Veneto abbiamo proposto di introdurre una esenzione regionale
per redditi familiari fino a 40.000 euro o, in alternativa, l'istituzione di un
“voucher salute”, utilizzando le economie di bilancio o i fondi destinati al
contrasto alla povertà.
2. Prevedere il finanziamento
della legge regionale sui caregiver familiari
Al momento dell’insediamento
della nuova Giunta regionale, è stato posto come obiettivo a breve termine fare
del Veneto la 14esima Regione italiana che si dota di una legge regionale
sui caregiver familiari. Un buon proposito che la Fnp Cisl Veneto e la Cisl
Veneto, fra
le prime a parlare dei problemi e dei bisogni degli “invisibili del welfare”,
hanno salutato con favore. Ma è impensabile costruire una buona legge, quanto
mai necessaria dati i tempi incerti di
realizzazione della legge quadro nazionale tra riforma della disabilità e
riforma della non autosufficienza (abbiamo già avuto modo di ricordare in
comunicazioni precedenti che le due riforme, pur collegate, stanno
viaggiando a velocità diverse, e il decreto
Milleproroghe ha spostato al 2028 tutta la partita della non
autosufficienza), contando solo sui finanziamenti statali che sono limitati
all’erogazione di meri contributi assistenziali. È necessario, quindi, già
mettere a bilancio delle voci di spesa che guardino ai servizi e al supporto da
offrire alle famiglie. Ricordiamo che il 90% dei 328mila anziani non
autosufficienti in Veneto è assistito a domicilio, dai loro familiari
(caregiver appunto) o assistenti (badanti).
3. Riformare il sistema delle
rette nei Centri Servizi Anziani (case di riposo)
Nei Centri Servizi Anziani, tra
accreditati, autorizzati e programmati coi Piani di Zona, ci sono 36.712 posti
letto, di cui 31.616 (l’86%) coperti da impegnativa di residenzialità, con
cui la Regione si fa carico della quota sanitaria della retta, mentre la quota
alberghiera è pagata direttamente dall’anziano non autosufficiente o dal Comune
in particolari condizioni. Va dato atto che negli anni le impegnative di
residenzialità sono state aumentate di numero, anche se restano insufficienti
(più di un anziano su 10 in casa di riposo paga interamente le retta), e sono
stati fatti esperimenti
a termine per aumentarne l’importo. Ma non si è mai voluto
intervenire sul sistema generale delle rette che dal
2023 al 2025 sono aumentate di 664 euro per chi ha l’impegnativa di
residenzialità (spesa media mensile di 1.919 euro), di 1.930 euro per chi non
ce l’ha (spesa media mensile di 2.730 euro). Da un lato, quindi, bisogna
arrivare a coprire con l’impegnativa di residenzialità il 100% dei posti letto,
dall’altro bisogna introdurre nei Centri Servizi Anziani un ulteriore
strumento di equità: stabilire la quota alberghiera a carico dell’ospite
calcolandola in base alla sua reale condizione economica e patrimoniale.