L’8 Marzo è un grido che attraversa la storia

L’8 Marzo è un grido che attraversa la storia

Politiche di Genere

06/03/2026



La riflessione del Coordinamento regionale per le Politiche di genere in occasione della Giornata internazionale della donna, calata nel contesto internazionale

L'8 marzo non è una ricorrenza fatta di mimose e festeggiamenti, ma un monito che affonda le radici nel sacrificio. Spesso dimentichiamo che questa data nasce dal sangue e dalla lotta: il file che alleghiamo a questo articolo, curato dal Coordinamento per le Politiche di genere della Fnp Cisl Nazionale, ripercorre le origini della giornata, ricordando in particolare le 129 donne che nel 1908, negli Stati Uniti, persero la vita nell'incendio di una fabbrica mentre rivendicavano dignità e diritti. Oggi, quel fumo nero che usciva dalle finestre di New York sembra confondersi con le nubi dei bombardamenti che oscurano i cieli del Medio Oriente.

Dagli Stati Uniti all’Iran: Il filo rosso del sacrificio femminile

C'è un parallelo tragico e potente tra quelle operaie del secolo scorso e la realtà che stiamo vivendo. Se allora il sacrificio divenne simbolo della parità, oggi assistiamo con orrore a una nuova, sistematica distruzione del futuro femminile. Il massacro dell'innocenza: sabato 28 febbraio 165 bambine sono state uccise sotto i bombardamenti in Iran mentre erano a scuola. Un numero che raggela il sangue e che viene presentato quasi come un "effetto collaterale" di una presunta liberazione dal tiranno. I corpi negati: non c'è fine al peggio per le donne iraniane che, dopo essere state uccise durante le manifestazioni soppresse nel sangue, vedono i propri corpi sequestrati, mai restituiti alle famiglie per una degna sepoltura. Come afferma con forza Bahareh Jahan Bakhsh, professionista iraniana che vive in Italia: «Donne, Vita, Libertà significa che se togli la donna, se togli la vita e la libertà, resta solo il potere».

«Siate la nostra voce»: l'appello di Teheran

In un mondo che sembra scivolare nella rassegnazione, accettando l'inaccettabile, risuonano ancora le parole che le studentesse universitarie di Teheran ci hanno rivolto nel 2024: «Siate la nostra voce che viene soffocata nel sangue, diffondete le nostre storie, sappiate che esistiamo». Il loro futuro è un'incognita sospesa nel terrore, ma il loro grido ci impone di non voltare lo sguardo. Aiutare le donne che lottano in Iran e in ogni scenario di guerra non significa solo fare informazione, ma assumersi un impegno quotidiano qui, nelle nostre comunità. Significa:

  • Non indietreggiare sui diritti: il miglior modo per onorare chi muore per la libertà è non dare mai per scontata la nostra. Dobbiamo difendere strenuamente i valori sanciti dalla nostra Costituzione.

  • Promuovere la cultura del rispetto: dobbiamo essere testimoni attive di una società che non accetta la violenza come linguaggio.

  • Coinvolgere il mondo maschile: è fondamentale far leva sulla crescita di consapevolezza degli uomini. Abbiamo bisogno di un mondo maschile che rifiuti l'aggressività e investa sulla cura e sull'equità.

L'8 marzo è impegno. È memoria che si fa azione. Per le operaie del 1908, per le bambine di sabato scorso, per tutte noi.