Riforma della non autosufficienza: è tutto spostato al 2028

Non autosufficienza

23/03/2026



Con il decreto Milleproroghe il Governo aggira la scadenza del PNRR di mettere a terra la riforma entro il 2026 e si prende altri due anni di tempo. Per anziani e famiglie non cambia (ancora) nulla

Come abbiamo già anticipato a inizio anno, il decreto Milleproroghe (dl n. 200/2025 convertito in legge n. 26/2026 del 27 febbraio) blocca l’avvio della riforma della non autosufficienza prevista con la Legge Delega Anziani. Il nuovo sistema di accesso unico ai servizi per la non autosufficienza, l’uniformazione nazionale della valutazione della stessa e la presa in carico integrata dell’anziano non autosufficiente non partirà prima del 2028. Per gli anziani fragili e le loro famiglie non cambia nulla: restano le procedure attuali, con tutte le loro criticità. In questo articolo facciamo il punto della situazione, che abbiamo sintetizzato anche nel volantino allegato.

Il Milleproroghe sposta tutte le scadenze

Già con il dlgs n. 29/2024 del 18 marzo, l’unico finora attuativo della Legge Delega Anziani n. 33/2023 “Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane”, il Governo aveva rinviato di almeno un altro anno tutti gli altri decreti attuativi della riforma, di fatto stabilendo solo il funzionamento della Prestazione Universale: si legga a questi proposito il dettagliato approfondimento che abbiamo pubblicato, insieme a una puntata di Parliamo di… su TV7 interamente dedicata. 

Nello specifico della gestione della non autosufficienza, il decreto Milleproroghe prende altro tempo per l’emanazione di tutti quei decreti che servono a stabilire:

  • i criteri di accesso ai Punti Unici di Accesso (PUA) nelle Case della Comunità
  • la composizione, le modalità di funzionamento e i criteri della nuova Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), che dovrebbe sostituire l’attuale Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale
  • lo strumento unico nazionale per l’accertamento della non autosufficienza e la definizione del Piano Assistenziale Individualizzato (PAI)
  • la sperimentazione nazionale del nuovo sistema

 Le nuove scadenze che il Governo si è dato sono 30 mesi di tempo (non più 18) per emanare i decreti attuativi, passando dalla scadenza già non rispettata del settembre 2025 a settembre 2026. La sperimentazione ovviamente non parte più nel 2026, ma dal 1° gennaio 2027 e l’entrata a regime della riforma a livello nazionale non sarà prima del 1° gennaio 2028. 

Sulla gestione della non autosufficienza non cambia ancora nulla

In caso di non autosufficienza di una persona anziani, il percorso per accedere ai servizi e la successiva gestione non conosce al momento modifiche. E resta una babele di regole e procedure, talvolta diverse da Regione a Regione, nella quale le famiglie devono fare ordine da sole. Come già fatto in occasione del nuovo aggiornamento della scheda Svama, ripercorriamo come funziona al momento in Veneto la presa in carico della non autosufficienza 

I Servizi sociali del Comune di residenza sono ancora il contatto primario; in alternativa, dove è stato attivato, ci si può rivolgere al Punto Unico di Accesso che si trova in distretto o (se già aperta) nella Casa di Comunità. Da lì si procede con la valutazione del grado di non autosufficienza: il primo passaggio è la compilazione della scheda Svama che analizza la situazione sanitaria, la situazione cognitiva e funzionale, la situazione sociale della persona. Essa poi passa all’Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale (UVMD) che assegna un punteggio complessivo: in caso sia compreso tra il 74 e il 99% viene certificata una disabilità, e indicato il percorso successivo con Inps per veder riconosciuta l’invalidità. Il punteggio del 100% determina una condizione di non autosufficienza: da un punto di vista di assistenza, viene individuato il percorso migliore per l’anziano non autosufficiente e si entra in graduatoria per accedere ai servizi. 

Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, resta il sistema regionale di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) più prettamente sanitario e gestito dalle Ulss, e il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) più prettamente sociosanitario e gestito dai Comuni/ATS. Da un punto di vista economico, si può accedere all’indennità di accompagnamento (552,57 euro nel 2026) o alla Prestazione Universale, in caso di corrispondenza a precisi requisiti e ancora solo per il 2026 (si veda questo articolo per i dettagli), anno in cui termina la sperimentazione. 

Cosa chiede la Fnp Cisl

 Se la riforma della non autosufficienza era già in ritardo, ora ovviamente lo è ancora di più. È essenziale dare agli italiani tempi certi e non ulteriormente rinviabili, e che le parti sociali vengano coinvolte (come peraltro prevede la Legge Delega Anziani). Come sindacato pensionati, siamo allibiti che il Governo sembra non cogliere l’urgenza di rendere operativa una riforma che dà risposte ai 13 milioni di italiani “toccati” direttamente o indirettamente dalla non autosufficienza: in questo numero si contano gli anziani fragili, le loro famiglie, i caregiver familiari, gli assistenti familiari, gli operatori professionali (medici, infermieri, OSS, educatori) al lavoro nel “sistema”, tra servizi comunai, Ulss e centri diurni e residenziali. 

Inoltre, LEPS e LEA devono essere finanziati adeguatamente. Dall’emanazione della Legge Delega Anziani, infatti, uno dei piccoli passi in avanti in questi tre anni è stato che la presa in carico integrata (cioè sanitaria, sociosanitaria e sociale insieme) di un anziano non autosufficiente è stata inserita nei LEPS, i Livelli essenziali delle Prestazioni sociali, con la Legge di Bilancio 2022 (n. 234/2021). Ma i LEPS non sono ancora finanziati adeguatamente.