Salute e Prevenzione | Servizi TV
17/02/2026
I disturbi dell’udito sono diversi e aumentano con l’invecchiamento. Ma non sempre è necessaria una protesi e, soprattutto, una corretta prevenzione ne diminuisce l’insorgenza
Nello spazio di TV7 con voi –
speciale sera (can. 19) la Fnp Cisl Veneto continua la serie di
approfondimenti sulla medicina, che hanno lo scopo di illustrare le diverse
specialità, le malattie più comuni che si possono sviluppare e quali azioni di
prevenzione si possono mettere in campo a tutte le età. Nell’ultima nostra partecipazione,
andata in onda il 12 febbraio e che si può rivedere in questa pagina, abbiamo
approfondito l’ipoacusia, cioè la diminuzione dell’udito fino alla
sordità completa. Il 3
marzo, infatti, sarà la Giornata Mondiale dell’Udito promossa
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e abbiamo approfittato della
disponibilità del prof. Domenico Rosario Cuda, presidente della Società
Italiana di Audiologia e Foniatria (SIAF), per fare informazione su una
condizione che può colpire tutta la popolazione, con una “naturale” alta
incidenza tra gli anziani.
Ipoacusia:
cos’è e che impatto ha
Le malattie dell’orecchio e i disturbi uditivi rappresentano
una condizione molto diffusa che interessa tutte le età, spesso
sottovalutata e non riconosciuta: in Italia gli ipoacusici sono 7,2 milioni (il
12,5% della popolazione). La sordità può avere un impatto significativo sulla
qualità della vita, sulle relazioni sociali e, nel caso dei bambini, addirittura
sullo sviluppo cognitivo. L’ipoacusia, il “sentirci male”, tuttavia, non è una
malattia di per sé, ma è un sintomo. Solo una visita medica dallo
specialista è in grado di individuare l’eventuale patologia e indicare il
giusto percorso, che non è detto sia automaticamente la protesi. Dispositivi
questi un uso a 2,6 milioni di persone sui 7,2 citati prima: una forbice
notevole in cui possiamo con ogni probabilità inserire chi rinuncia al
dispositivo per i costi spesso molto elevati per apparecchi di buona qualità e,
anche, un sentimento di vergogna.
Per quanto riguarda gli anziani, la diminuzione
dell’udito intacca i principali pilastri dell’invecchiamento attivo:
intacca l’autonomia (per es. la patente non viene rinnovata), il benessere
psicologico, la socialità (per il rischio isolamento ed esclusione).
Aumenta quindi anche il rischio di decadimento cognitivo. Tuttavia,
anche se tra gli ultra 80enni più della metà è ipoacusico, l’età anziani non è
automaticamente sinonimo di sordità: molto dipende dallo stile di vita e dalla
prevenzione che si è adottata negli anni precedenti.