Salute con lo smartwatch: presentato lo studio dell’ospedale di Verona con la Fnp

Verona

27/02/2026



“Nuovi stili di vita per un invecchiamento in benessere” è il progetto che ha tenuto monitorati per un anno circa cento anziani veronesi per analizzare lo stato di salute: un modello replicabile

Un gruppo di over 65, dotati di smart watch, conducono la loro vita normale ma nel frattempo inviano i dati ad una piattaforma, che sono poi analizzati in termini di qualità di vita e prevenzione. È il progetto condiviso dall’aziendale ospedaliera universitaria integrata Aoui Verona e Fnp Cisl Verona dal titolo “Nuovi stili di vita per un invecchiamento in benessere”: i primi risultati dello studio sono stati presentati recentemente in conferenza stampa. La segretaria generale del sindacato dei pensionati Cisl di Verona Viviana Fraccaroli e il direttore della Geriatria dell’ospedale scaligero dott. Vincenzo Di Francesco sono stati ospiti di Parliamo di…  su TV7 (canb. 19) il 25 febbraio per illustrare lo studio e le prospettive che esso suggerisce sul fronte della prevenzione e su quello dell’attività sindacale: la puntata si può rivedere in questa pagina.

Lo studio clinico, partecipanti e metodologia

“Nuovi stili di vita per un invecchiamento in benessere” è nato dalla collaborazione fra Università di Sydney e Ulss 7 Pedemontana sotto la direzione dell’Uoc Geriatria A dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, diretta dal dott Vincenzo Di Francesco. L’Università di Torino ha curato lo sviluppo della piattaforma informatica per la raccolta dati, mentre Fnp Cisl Verona ha coinvolti gli anziani che hanno formato il campione di studio, ha acquistato gli smartwatch usati e ha dato supporto organizzativo.

Lo studio clinico ha coinvolto 92 pensionati, 52 uomini e 40 donne (fra cui anche 13 coppie), con un’età media di 73 anni (da 65 a 82 anni). È stato analizzato il loro stile di vita attraverso una valutazione multidimensionale e il monitoraggio con l’uso di uno smartwatch. Lo studio è durato complessivamente un anno, con 6 mesi di monitoraggio dei parametri biometrici raccolti con lo smart watch su attività fisica, dispendio energetico, frequenza cardiaca e qualità del sonno. Inoltre, attraverso le visite in presenza è stata fatta l’analisi delle abitudini alimentari e i prelievi del sangue per i parametri essenziali.

I volontari, erano già inizialmente caratterizzati da un buono stato di salute. Si trattava di persone mediamente nel normopeso (un BMI di media a 25), con una buona aderenza alla dieta mediterranea e una media giornaliera di circa 9 mila passi. Quanto al valore MPI (Multidimensional Prognostic Index), uno strumento prognostico di mortalità basato su una valutazione multidimensionale dell’anziano, la media era 0,13 quindi legata ad un rischio basso. Buona anche la qualità del sonno, nonostante una quantità media attorno alle 6 ore. Dopo una valutazione basale, i partecipanti hanno poi ricevuto suggerimenti personalizzati per migliorare il proprio stile di vita. Più che i risultati in termini di salute “acquisita”, lo studio ha vista confermata la validità del metodo di raccolta dati in tempo reale, e loro rielaborazione, che può essere replicabile anche in altri contesti.

Verona invecchia velocemente

Lo studio si inserisce in un quadro demografico che vede un rapido invecchiamento della popolazione. I dati su Verona dicono che negli ultimi 40 anni (dal 1982 al 2023), a fronte di un aumento del 20% circa della popolazione generale, l’aumento degli over 65 è stato invece del 105%, arrivando oggi ad essere 212 mila su un totale di 924 mila abitanti. Nella proiezione dal 2021 al 2031, la popolazione veronese crescerà del 12% mentre gli over65 aumenteranno del 17% diventando circa il 26,6% della popolazione totale di Verona e provincia. Infine, da non sottovalutare anche il divario di genere: le donne vivono più a lungo (fra gli over 70 sono 51%, fra gli over 80 il 60%) ma hanno pensioni più basse.

Le prospettive

Questa situazione evidenzia l’importanza di un’organizzazione sociale, sanitaria ed economica dei servizi, che tenga conto delle sfide imposte da questo trend: bisogni, cure, solitudine. A partire dalla prevenzione medica è possibile arrivare ad un invecchiamento più lento e in salute.

A livello di prevenzione lo stile di vita è tutto e non è mai troppo tardi per adottare comportamenti virtuosi: un’alimentazione corretta (dieta mediterranea), una buona qualità del sonno, attività fisica regolare e una vita sociale attiva. In questo senso la tecnologia viene in aiuto: senza l’impiego di smart watch, infatti, sarebbe stato impossibile monitorare in maniera così precisa quasi 100 anziani: la digitalizzazione, usando i diversi mezzi che ci sono a disposizione, è il futuro dell’assistenza e della telemedicina. Il metodo adottato in questo studio, peraltro, potrebbe essere utilizzato anche in altri contesti (per es. decadimento cognitivo, o di scompenso cardiaco).

Da un punto di vista di attività sindacale, lo studio ha rafforzato l’impegno nella negoziazione sociale, soprattutto coi futuri Ambiti Territoriali Sociali (ATS). È evidente, infatti un ambiente che favorisce l’invecchiamento attivo (situazione urbana, servizi e iniziative presenti e loro accessibilità), è un ambiente che “allontana” i problemi sanitari. L’azione per renderlo tale è soprattutto sociale. Ma c’è anche un grave problema previdenziale, già presente ma che si acuirà per le future pensionate del divario retributivo mantiene i livelli attuali: le donne hanno un’aspettativa di vita più lunga ma pensioni più basse. A livello di fruibilità dei servizi le donne hanno e avranno maggiore difficoltà ad usufruirne anche per questioni economiche