Caregiver familiari: un confronto tra le proposte di legge nazionale e regionale

Non autosufficienza | Servizi TV

10/07/2026



Dopo il deposito in Parlamento, il ddl del Governo è fermo. In Veneto, invece, il pdl bipartisan è all’esame della V Commissione. In questo articolo una sintesi di ciò che prevedono i due testi

Il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta per i caregiver familiari, per tutti coloro, cioè, che si prendono cura gratuitamente e volontariamente di un congiunto in condizione di fragilità, sia essa disabilità o non autosufficienza. Un tema molto caro alla Fnp Cisl Veneto, che è stata la prima a rilevare i loro bisogni definendoli “invisibili del welfare”, con un progetto di ricerca poi supportato e ampliato dalla Cisl Veneto. A febbraio è stato depositato in Parlamento il ddl del Governo “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”, mentre a fine maggio è approdata in Consiglio regionale del Veneto la proposta bipartisan di legge regionale “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara”. Se a livello nazionale il percorso sembra fermo (del resto in 10 anni sono state presentate 30 proposte di legge, nessuna approvata), in Veneto il testo sta venendo analizzato in V Commissione a Palazzo Ferro Fini e potrebbe davvero succedere che la nostra regione, la quattordicesima in Italia, si doti finalmente di un provvedimento che prenda in carico i bisogni morali e materiali dei caregiver. In questo articolo sintetizziamo cosa dicono i due testi: il tema è stato affrontato anche in un servizio di TV7 Box andato in onda l’8 e 9 luglio e che qui si può rivedere.

I numeri del welfare della fragilità e le nostre richieste

L’Italia ha con i caregiver familiari un debito profondissimo, e per capirlo ci vengono in aiuto i numeri: non autosufficienza e disabilità riguardano 13 milioni di persone. Quelle direttamente interessate dalla condizione (3,9 milioni) e chi li assiste: i caregiver familiari appunto (7,2 milioni), assistenti familiari (1,1 milioni di badanti, ma il settore è caratterizzato da molto sommerso), lavoratori nelle RSA e nei centri servizi, volontari. Appare quindi chiaro che finora il “welfare della fragilità” si è largamente appoggiato sulle spalle dei familiari a costo quasi zero. Quasi perché vengono erogate delle indennità grazie all’unica definizione di caregiver finora vincolante e scritta nella legge di Bilancio del 2018: sono soldi inseriti nel Fondo nazionale per la non autosufficienza, ripartiti per le Regioni che poi li distribuiscono, tipicamente con bandi a esaurimento. Ma i caregiver, dalle ricerche condotte da Cisl Veneto e Fnp Cisl Veneto, più che denaro chiedono proprio servizi, ausili e un sistema che li accompagni e li sostenga nel delicato compito di prendersi cura di un familiare fragile: l’82%, infatti, aveva dichiarato di sentirsi abbandonato dalle istituzioni, dalle quali ritiene di ricevere poco o nessun sostegno

Il sostegno economico è risicato

Del resto, mettendo insieme ddl nazionale e pdl regionale, la prospettiva per i caregiver familiari migliora solo proprio per quanto riguarda le tutele non economiche. I contributi, infatti, restano pochi e con una platea ristretta di beneficiari. Il ddl nazionale divide i caregiver familiari in quattro categorie in base alla convivenza e alle ore settimanali di carico assistenziale: non convivente fino a 30 ore, convivente da 10 a 29 ore, da 30 a 90 ore e oltre 91 ore. Sono solo questi ultimi, con anche il vincolo del reddito annuale di 3mila euro lordi e Isee di 15mila, a poter accedere al sostegno economico: sono stati messi a bilancio 257 milioni di euro all’anno per il 2027 e 2028, mentre per il 2026 le risorse servono ad avviare la piattaforma Inps dove inoltrare le richieste (partirà a settembre). Questa impostazione, molto stringente, è stata già criticata perché pare sbilanciata verso la disabilità e lasciando in secondo piano la non autosufficienza. La proposta di legge regionale del Veneto dà, invece, una definizione di caregiver più ampia e istituisce il Fondo regionale Caregiver, finanziato con 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2026-2028 per interventi di supporto (formazione, sollievo, assicurazioni) e 50.000 euro annui per azioni di sensibilizzazione.

Cosa cambierà davvero per i caregiver familiari

Sulle tutele non economiche i testi nazionale e regionale convergono nell'integrazione del caregiver nel sistema dei servizi tramite la sottoscrizione da parte della persona fragile del Progetto di Vita (se disabile) o del Piano di Assistenza Individuale (PAI, per la non autosufficienza). Significa, per esempio, avere garantiti interventi di sollievo e supporto psicologico, incluso anche il diritto alla sostituzione entro le 24 ore nelle emergenze; avere riconosciute le competenze acquisite nella cura per la qualifica di operatore sociosanitario o di altre figure professionali dell’area sociosanitaria; il diritto al lavoro agile e alla flessibilità oraria, con la possibilità di ricevere ferie e riposi solidali dai colleghi; un congedo parentale esteso per i genitori di figli con disabilità fino ai 18 anni. Misure specifiche sono state previste anche per i giovani caregiver (400mila dai 15 ai 24 anni in Italia, secondo le stime), con la possibilità dell’esonero delle tasse universitarie o il riconoscimento di crediti formativi.