Salute e Prevenzione | Servizi TV
30/06/2026
Il 30 giugno si avvia formalmente l’attività per i 102 nuovi presidi territoriali in Veneto, di cui 99 aperti h24 con la continuità assistenziale. Ma la criticità resta la carenza di personale
Con l’accordo siglato nei giorni scorsi tra la Regione Veneto e i medici di base, le 102 Case di Comunità sono pronte ad aprire ufficialmente i battenti da oggi, 30 giugno, in tempo per non perdere i finanziamenti del PNRR. Molte per la verità sono aperte da mesi, anche se non con tutti i servizi previsti: mancava proprio l’accordo con i medici di medicina generale per definire la loro presenza in questi nuovi presidi territoriali.
Le Case di Comunità
Le Case di Comunità sono le strutture perno dell’assistenza territoriale così come concepita con la riforma prevista dal PNRR, il cosiddetto DM77 che rivoluziona l’assistenza territoriale. In esse i cittadini vedranno erogate cure primarie, attività di specialistica minore, assistenza domiciliare, vi avrà sede il punto di accesso per la non autosufficienza e, in 99 presidi su 102, la continuità assistenziale (cioè la guardia medica). I medici di medicina generale garantiranno una turnazione in modo che vi sia sempre una presenza dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, in caso di necessità fuori dall’orario di ambulatorio del proprio medico (previa chiamata al numero 116117, il numero dell’assistenza sanitaria non urgente). Inoltre, presteranno servizio anche altri specialisti per una presa in carico multidisciplinare. Proprio l’accordo con i medici di medicina generale, arrivato quasi all’ultimo, era la conditio sine qua non per aprire le Case di Comunità con la funzione con cui sono state concepite.
Il comunicato stampa della Regione spiega l'accordo: prevede che i medici di medicina generale convenzionati con quota capitaria e oggi afferenti alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) garantiscano la presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, attraverso una turnazione che assicurerà la copertura del servizio, fermo restando l’attività della continuità assistenziale nelle restanti fasce orarie. Per quanto riguarda invece i medici operanti a regime orario, l’intesa conferma il loro impiego nelle Case di Comunità per 38 ore settimanali, con una prevalente attività nelle ore notturne e nei fine settimana, garantendo così un ampliamento dell’offerta assistenziale.
Servono medici e infermieri
Nonostante il progetto delle Case di Comunità sia sulla carta molto positivo, nella realtà parte purtroppo con delle criticità, a partire dalla carenza di personale. Afferma Tina Cupani, segretaria generale Fnp Cisl Veneto: «Noi, come pensionati della Cisl del Veneto, abbiamo sempre considerato le Case di Comunità come una opportunità per i nostri cittadini. Avere, soprattutto gli anziani e le persone con malattie croniche, un punto unico di riferimento nel territorio significa trovare il medico di famiglia, trovare l'infermiere, trovare l'assistente sociale… ed evitare di accedere al pronto soccorso quando ci sono delle necessità impellenti, ma non urgenti». Ricordiamo che nella nostra regione, però, mancano 750 medici di base, che lasciano più di un milione di veneti scoperti da questo punto di vista, e 4.000 infermieri: sono carenze che mettono a dura prova il funzionamento di questi nuovi presidi territoriali: «Noi vogliamo che le Case della Comunità, al di là delle inaugurazioni dei muri come sta avvenendo in questi ultimi tempi, di fatto diventino una realtà in cui i nostri cittadini possano trovare un punto di riferimento. Ma devono essere luoghi vivi e di salute, e non scatole vuote. E questo è l'appello che noi facciamo come sindacato dei pensionati della Cisl della nostra regione, che la realtà deve essere corrispondente al progetto e a quello che il DM77 prevede».
Sul tema è andato in onda un servizio su TV7 Box (can. 19) i 24 e 25 giugno, che si può rivedere in questa pagina.