Comunicati Stampa | Non autosufficienza
06/05/2026
Spi, Fnp e Uilp Veneto: «Nel 2026 rincari medi di 720 euro, la Regione intervenga aumentando valore e numero delle impegnative»
Aumentare le impegnative di residenzialità in termini di numero e
di valore, oggi fermo a 52 euro al giorno. È questa la principale richiesta di Spi
Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil del Veneto per affrontare in modo deciso e
concreto il tema delle rette delle case di riposo venete e della non
autosufficienza. Le proposte dei sindacati – già
formulate da tempo – sono oggi più che mai attuali di fronte a una situazione
drammaticamente acuita dal conflitto mediorientale. Spi, Fnp e Uilp attraverso
il loro periodico
monitoraggio sui costi delle case di riposo venete hanno già evidenziato le
criticità legate ai costi esorbitanti e dalle prime proiezioni per il 2026, con
i rincari registrati e incrementati dalla guerra, i dati appaiono ancora più
impietosi.
I rincari tra bollette e prodotti
Nel 2025 la retta media a carico degli utenti nei centri servizi
del Veneto per gli ospiti con impegnativa di residenzialità – circa
27.200 – ammontava a 64 euro al giorno, con un esborso mensile di 1.920 euro.
Con i rincari del 2026 – in primis le bollette, ma anche i prodotti destinati
alle persone anziane – l'importo sale a 65,20 euro giornalieri, circa
1.950 euro mensili, vale a dire 360 euro in più nell'arco di dodici mesi. Anche
questi aumenti, totalmente a carico delle famiglie, risultano insostenibili
alla luce degli assegni previdenziali medi dei pensionati veneti. Va ancora
peggio agli oltre 4.300 ospiti che, pur avendone diritto, sono privi
dell'impegnativa a causa delle scelte compiute negli anni scorsi dalla
Regione, che ha sottostimato il fabbisogno. Per questi anziani, la retta media
giornaliera passa dai 91 euro del 2025 – pari a 2.730 euro mensili – ai 95
euro del 2026, pari a 2.850 euro mensili: 120 euro in più al mese, 1.440
euro in un anno. Facendo la media fra chi ha l’impegnativa e chi non ce l’ha,
nel 2026 la retta aumenterà di circa 720 euro rispetto all’anno precedente.
La Regione convochi il tavolo coi sindacati
«Di fronte a questi dati» dichiarano Nicoletta
Biancardi, Tina Cupani e Debora Rocco, segretarie generali di Spi Cgil, Fnp Cisl
e Uil Uilp del Veneto «riproponiamo la nostra piattaforma sulla non
autosufficienza. Chiediamo anzitutto di aumentare il numero delle impegnative e
di incrementarne il valore, portandolo effettivamente al 50% della retta
media, così come previsto dal DPCM del 12.1.2017. Ribadiamo la necessità di
rilanciare il ruolo
delle Ipab, trasformandole in aziende pubbliche di servizi alla persona
attraverso la loro apertura al territorio, con l’approvazione di una legge che
aspettiamo ormai da più di 25 anni. È necessario, inoltre, viste le lunghe
liste d’attesa già oggi esistenti, coprire rapidamente il fabbisogno dei
posti letto residenziali e di quelli semiresidenziali, accreditabili ed
autorizzabili. Fondamentale poi garantire ai familiari la piena accessibilità alle
strutture in termini di orari e giorni e un'informazione adeguata e a scadenze
ravvicinate, e convocare
il tavolo di confronto tra Regione e rappresentanze degli enti e
delle organizzazioni sindacali confederali, dei lavoratori e dei pensionati, con
l’obiettivo di monitorare in modo costante la qualità e la quantità dei servizi
offerti agli anziani ospiti delle strutture residenziali». «Ricordiamo che in Veneto – concludono le tre segretarie generali – circa
36mila persone non autosufficienti sono seguite nei centri
servizi, ma altre 290 mila vengono assistite a domicilio da assistenti
familiari o caregiver. Dietro questi numeri ci sono famiglie che
ogni giorno fanno i conti con una situazione insostenibile, spesso in
solitudine. Il problema non può più attendere: servono risposte immediate,
adeguate sul piano economico e organizzativo, e una strategia di lungo periodo.
Nei prossimi cinque anni la nostra Regione conterà 20mila ultraottantenni in
più rispetto a oggi. La non autosufficienza non è una questione futura: è
un'emergenza presente e non possiamo più permetterci di ignorarla».