Perché con il gioco d’azzardo patologico gli anziani rischiano di più

Salute e Prevenzione | Servizi TV

14/11/2025



Solitudine, disponibilità economica, “eccitazione” del gioco che soddisfa un bisogno emotivo: ecco i motivi che portano il gioco dall’essere un’attività sporadica a un vizio da cui curarsi

 

Con la premessa che il gioco d’azzardo patologico “rovina” chi ne è vittima sia dal punto di vista psicologico che economico, con un impatto devastante anche sulle famiglie (quando ci sono), ci siamo chiesti: perché gli anziani sono più inclini a diventare dipendenti dal gioco d’azzardo? Come evitarlo? A seguito del convegno “Non giocarti la vita” abbiamo dedicato la  nostra partecipazione al segmento del 28 ottobre di TV7 con voi – speciale sera a cercare di rispondere a questa domanda e a offrire delle soluzioni: la puntata si può rivedere in questa pagina. Di seguito una breve sintesi degli elementi principali che sono emersi. Tuttavia, data la ricchezza della discussione, raccomandiamo la visione del video.

I soggetti in confronto

Abbiamo approfondito questo tema attraverso la conoscenza e le esperienze diverse dei soggetti, e delle realtà che rappresentano, intervenuti. C’eravamo ovviamente noi, Fnp Cisl Veneto con la nostra segretaria generale Tina Cupani: il sindacato impegnato nell’attività di negoziazione sociale a più livelli (Comuni, Ulss etc), attività con cui cerca di interpretare e portare all’attenzione di enti e istituzioni i bisogni della popolazione anziana. C’era la presidente di Anteas Veneto Cinzia Bonan: l’associazionismo per sua natura intercetta meglio i suddetti bisogni, ed elabora azioni per dar loro risposta con l’attività di volontariato cucita su misura sulla realtà locale in cui è presente. E c’era il servizio pubblico, rappresentato dal dott. Ermanno Margutti, psicologo e psicoterapeuta, responsabile scientifico del Progetto Chiama&Vinci, cioè il Piano Aziendale di attività per il contrasto al Disturbo da Gioco d'Azzardo dell'Ulss 3 Serenissima.

Alcuni concetti chiave che sono emersi

Dal confronto e dalla discussione sono emersi alcuni concetti chiave:     

  • La solitudine è alla base delle dipendenze. La solitudine intesa non tanto nell’essere fisicamente “da soli”, ma nel non sentirsi partecipi della realtà che ci circonda.
  • I luoghi di aggregazione possono essere rischiosi. Se un anziano non ha molte possibilità di socialità, il bar e/o la tabaccheria con i biglietti del Gratta&Vinci o con le slot machine diventano un luogo dove, oltre al gioco, c’è la possibilità di interazione sociale.
  • Lo “star bene” che crea dipendenza. Una vincita dà una scossa emotiva, quella “scarica di dopamina” che ci dà una sensazione di felicità. La dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto nei circuiti di ricompensa e gratificazione del cervello, e le sue "scariche" sono collegate all'aumento di motivazione e al desiderio di ripetere l'azione che le ha innescate.
  • Il gioco è ancora giustificato socialmente. Un esempio dato in trasmissione è il diverso atteggiamento che possiamo avere, in un esercizio pubblico, nei confronti di un fumatore o di un giocatore: al primo chiederemmo di spegnere la sigaretta, mentre se vediamo il secondo giocare in continuazione difficilmente interverremmo per dirgli di smettere o fare una pausa. Non vediamo il gioco, anche quando l’evidenza ci dice che potrebbe essere patologico, come un problema “nostro”.