Perchè vaccinarsi

Perchè vaccinarsi

Salute e prevenzione | Salute e prevenzione

21/09/2020



L'invito della Fnp a collaboratori e associati, e alla popolazione in genere

Iniziamo col dire che in Veneto la popolazione sopra i 65 anni è pari al 22,8% del totale, come la media nazionale, è importante per questa fetta di popolazione attivare una serie di azioni preventive per evitare il più possibile la necessità di cure successive.

1) Prevenire l'accesso a situazioni di disabilità e alle malattie croniche riducendo i fattori di rischio attuando uno stile di vita sano partendo dall'alimentazione, l'attività fisica, partecipare ad attività sociali e di volontariato, prevenire le cadute;

2) Garantire la sostenibilità dei servizi socio sanitari assistenziali nel tempo sviluppando la sanità territoriale, i servizi fino al domicilio implementando anche il rapporto tra i medici e il personale di assistenza infermieristico e non;

3) Importanza acquisisce la formazione dei cittadini lungo tutto l'arco della vita e la formazione del personale addetto all'assistenza;

4) Creare le condizioni necessarie alla protezione e alla sicurezza delle persone che invecchiano riducendo anche le disuguaglianze esistenti;

5) Sviluppare programmi di immunizzazione preventiva tramite vaccinazioni, test di screening, uso di farmaci appropriati.

Spesso negli adulti manca la consapevolezza del potenziale rischio a contrarre malattie infettive e quindi pensare di non aver bisogno dei vaccini.

La regione Veneto, ma anche le altre, con una lettera invitano tutti coloro che compiono 65 anni a effettuare due vaccinazioni, una contro l'Herpes Zoster (fuoco di S. Antonio) e l'altra antipneumococcica per stimolare il sistema immunitario a prevenire polmoniti, meningiti, bronchiti, riniti, otiti, setticemie e altro ancora.

Questi due vaccini, una volta fatti, sono validi per tutta la vita.

Altro ragionamento va fatto sul vaccino antinfluenzale che bisognerebbe fare ogni anno. Siamo arrivati all'autunno e poi ci inoltreremo nell'inverno, quest'anno purtroppo, oltre alle normali influenze ed eventuali polmoniti, sta circolando il rischio più grave della polmonite causata dal coronavirus.

Le istituzioni, il sistema sanitario stanno caldamente invitando la popolazione a fare il vaccino antinfluenzale così da facilitare le diagnosi mediche se sfortunatamente dovessimo contrarre il coronavirus.

Il ministero della salute è intervenuto in questi giorni abbassando l'asticella dell'età dopo la quale è consigliato fare il vaccino antinfluenzale, dai 65 ai 60 anni.

Già da anni, quindi molto prima dell'arrivo del coronavirus, le istituzioni sanitarie si erano poste l'obiettivo minimo di arrivare alla vaccinazione antinfluenzale del 75% della popolazione per arrivare gradualmente al 95%.

Negli anni 2005/2006 in Italia eravamo arrivati al 68,4% e il Veneto al 74,1%, poi è iniziata una lenta e continua discesa, lo scorso anno 2019 si è vaccinata contro l'influenza in Italia il 53,1% della popolazione e in Veneto il 55,6%.

L'influenza è una malattia respiratoria che per molti aspetti ha delle similitudini col coronavirus.

Da quello che ci spiegano gli esperti, tutte e due le malattie si trasmettono con le goccioline emesse dalla respirazione, dagli starnuti, dai colpi di tosse; tutte e due danno sintomi come la febbre, il mal di testa, dolori muscolari, perdita dell'appetito; per tutte e due la prima prevenzione è il distanziamento, il lavaggio delle mani, l'isolamento volontario dagli altri, non toccarsi bocca, naso, occhi.

Le vaccinazioni sono libere e volontarie, ma vale la pena di portare a conoscenza che la regione Lazio, tenuto conto dell'emergenza coronavirus, ha stabilito l'obbligatorietà della vaccinazione antinfluenzale per gli operatori del sistema sanitario e per gli anziani ultrasessantacinquenni per l'inverno 2020/2021.

Circa 120 persone hanno ricorso al TAR del Lazio impugnando l'ordinanza della regione chiedendone l'annullamento.

Il TAR si è pronunciato contro i ricorrenti e a favore della regione, richiamando tra l'altro una sentenza della Corte Costituzionale laddove afferma che la salute pubblica è prioritaria rispetto al diritto individuale tanto più se anche l'individuo ne trae di vantaggi per se, puntualizzato anche il diritto del bambino alle vaccinazioni obbligatorie contro i genitori inadempienti.

Concludendo, in Veneto le vaccinazioni sono ancora non obbligatorie, ma anche le nostre istituzioni regionali invitano a tutelarsi provvedendo a vaccinarsi.

Come Federazione dei Pensionati CISL del Veneto, ferme restando, la volontarietà e la libertà di scelta, invitiamo pressantemente i nostri collaboratori per l'attività che svolgono di contatto col pubblico, tutti i nostri associati, ma anche l'intera popolazione a tutelarsi con i vaccini.

Il Segretario Regionale Pensionati FNP Cisl Veneto

con delega al Socio Sanitario Assistenziale

Sergio Furlanetto