La sanità è malata

La sanità è malata

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02/09/2020



L'analisi e la testimonianza del segretario regionale Fnp Sergio Furlanetto

Sono sei mesi che parlare di sanità vuol dire quasi esclusivamente parlare di Coronavirus. Salvo rari casi gravissimi, l'accesso agli ospedali e l'assistenza in genere per le altre patologie preesistenti sono stati per circa tre mesi interdetti con un effetto di trascinamento ancora oggi in essere. La pandemia da Coronavirus, oltre ai diretti interessati, ha creato quindi notevoli difficoltà anche a tutti gli altri pazienti o aspiranti tali bisognosi di cure. Credo che, concluso l'anno 2020, l'Istat, oltre a certificare il numero dei decessi per Coronavirus, ci porterà finalmente a conoscenza anche delle decine di migliaia di morti nell'ombra per altre patologie.

 

La pandemia da Coronavirus in Italia ha anche evidenziato lo scoordinamento tra i ventuno sistemi sanitari regionali e delle province autonome con lo Stato. La gente stava e sta male, muore e noi assistiamo alla messa in scena delle liti da pollaio tra Regioni, tra Regioni e Stato centrale.

Abbiamo assistito agli interventi di fior fiore di politici e amministratori che predicavano tutto e il contrario di tutto, l'un contro l'altro armati di chiacchiere, prima dicevano "apriamo tutto" e poi "chiudiamo tutto".

Abbiamo assistito al dibattito tra importanti scienziati del settore, incapaci di coordinarsi e dare informazioni e indicazioni uniformi.

Abbiamo preso atto dei limiti organizzativi e amministrativi di una sanità parcellizzata e penalizzata negli ultimi quindici anni da mancati investimenti per 37 miliardi di euro.

 

Ho avuto la sfortuna nello scorso mese di agosto di avere bisogno di assistenza in una Ulss diversa dalla mia, e quindi parlo anche per esperienza diretta. All'interno delle strutture ospedaliere abbiamo eccellenti professionalità del personale sanitario e di tutti gli altri addetti, ma anche loro in difficoltà per mancanza di personale, mezzi ed attrezzature. Li ho sentiti parlare di presenze, reperibilità a causa della mancanza di personale, e consolarsi in quanto pare che a settembre o ottobre ci saranno assunzioni.

 

Li ho sentiti ringraziare senza se e senza ma il volontariato con le sue ambulanze, senza del quale non riuscirebbero ad arrivare dappertutto dove viene richiesto il loro intervento. Ho personalmente udito della mancanza di materiale sanitario necessario anche per gli interventi, visto e sentito di strumentazione con difficoltà a funzionare, porte che non si chiudono, tapparelle rotte bloccate alle finestre. Non parliamo poi delle liste di attesa, che vanno dai sei mesi ai quasi due anni a seconda della patologia, le difficoltà a prenotare le prestazioni tramite i Cup. A sentire in giro anche le esperienze raccontate dai cittadini, si arriva alla conclusione che siamo in tanti in queste condizioni.

 

La situazione difficile più volte raccontata delle case di riposo con anche la mancata riforma delle Ipab, dei centri diurni per la disabilità, le difficoltà degli hospice, la necessità di creare una rete sanitaria territoriale dall'ospedale al domicilio, e ora tutte le spese necessarie per garantire la salute nelle scuole alla ripresa di metà settembre e il funzionamento dei trasporti: queste sono tutte questioni sulle quali, oltre a critiche e analisi, abbiamo fatto anche proposte concrete.

 

In questa situazione di difficoltà l'Europa ha messo a disposizione i fondi di quello che era il MES salva-Stati, depurandoli dai vincoli precedenti e destinando questi soldi alla sanità dei Paesi che ne fanno richiesta: per l'Italia potrebbero esserci circa 36 miliardi di euro a un tasso decennale vicino allo zero, con la possibilità anche di guadagnarci se li restituiamo in sette anni. L'Italia ha estremo bisogno di questo aiuto per il sistema sanitario.

 

Questi soldi potevano essere richiesti fin dallo scorso primo giugno: siamo in ritardo di tre mesi per l'opposizione di alcune forze politiche, i Cinquestelle tra la maggioranza di Governo, la Lega e Fratelli d'Italia tra le opposizioni. Di questa indecenza credo che prima o poi questi signori dovranno rendere conto ai cittadini, in quanto la salute è un bene primario riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Mi piacerebbe sentire qualche esperto in giurisprudenza per capire se questo comportamento possa essere configurabile come un attentato alla salute pubblica.

 

Sergio Furlanetto

segretario regionale Fnp Veneto

con delega al socio sanitario

 

Leggi anche il comunicato stampa unitario sui tagli alla sanità pubblica (link al comunicato del 2 settembre)