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Assistenza come diritto di cittadinanza

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L’assistenza alle persone non autosufficienti

va finanziata con la fiscalità generale

e/o la contribuzione sociale obbligatoria

 

È punto fermo dei diritti di cittadinanza tutelati dalla Costituzione italiana

 

           

Il nostro Paese, dopo la drastica riduzione del fondo nazionale sociale e l’azzeramento del fondo nazionale per la non autosufficienza operati dal governo Berlusconi, è diventato ormai il fanalino di coda dell’intera Europa in termini di assistenza sociale.

Nei paesi del nord Europa ma anche nella stessa Spagna, l’assistenza agli anziani non autosufficienti è finanziata con le risorse provenienti dalla fiscalità generale.

Negli stessi paesi dell’Europa continentale come la Francia e la Germania, sono state introdotte forme  di assistenza agli anziani non autosufficienti attraverso schemi di tipo assicurativo sociale e obbligatorio per tutti i cittadini detentori di reddito. 

La nostra Costituzione, attraverso la legislazione socio sanitaria, garantisce un sistema di assistenza di tipo universalistico a tutti i cittadini che si trovino in condizioni di bisogno.

Ora è bene ricordare che gli anziani non autosufficienti sono anch’essi cittadini a pieno titolo di questo paese e proprio per questo titolari del diritto all’assistenza socio sanitaria; in caso  contrario si potrebbe affermare che la loro cittadinanza sia stata sospesa.

Per questo riteniamo che, in un momento di crisi nel quale le pensioni vengono drasticamente falcidiate e i mezzi economici delle famiglie necessari per soddisfare i bisogni di assistenza agli anziani non autosufficienti sono sempre più scarsi, diventi irriguardosa e provocatoria, per la maggior parte degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie, la proposta del presidente dell’Opera Immacolata Concezione di Padova di avviare in collaborazione con Banca Intesa la stipula di polizze assicurative private contro il rischio di non autosufficienza

L’iniziativa che verrà presentata l’11 febbraio all’auditorium Pontello di Padova rischia di scavare un solco profondo, per certi versi incolmabile, tra cittadini alle prese con le stesse patologie. Perché soltanto chi può contare su redditi o su trattamenti pensionistici elevati potrà permettersi la stipula di polizze assicurative per la non autosufficienza.

La stragrande maggioranza dei nostri anziani che sopravvivono con pensioni minime, spesso al disotto della soglia di povertà, non potranno mai e poi mai sostenere l’onere di un’assicurazione. Abbiamo il timore che si stia sempre più cercando di costruire un modello di welfare ad uso e consumo esclusivo di chi se lo può permettere. Basti aggiungere che la Regione Veneto, in perfetta sintonia con la proposta di stipula di assicurazioni private, ha in programma di aumentare di 6.000 posti letto le dotazioni delle case di riposo senza garantire alcuna copertura economica con impegnative regionali. Se così fosse quei posti letto potrebbero essere occupati soltanto da non autosufficienti in grado di sostenere di tasca propria l’intero costo della retta.

Noi diciamo no alle assicurazioni private, oggi fortunatamente ancora poco diffuse nel nostro Paese, perché riteniamo che non ve ne sia bisogno. A patto che la politica sappia fare la propria parte. E lo diciamo senza tema di smentite al governatore Zaia e agli assessori Coletto e Sernagiotto.

Il Veneto si è dotato di una buona legge, per certi versi innovativa, sulla non autosufficienza, ma, ad oltre due anni dalla sua approvazione, non ha ancora saputo indicarne le modalità applicative. La legge prevede il finanziamento del fondo per la non autosufficienza  con una quota parte dell’addizionale Irpef regionale o con un finanziamento indotto da una legge  ad hoc. Sono due sistemi complementari e non alternativi. Ci dicano come intendono procedere. Sappiamo che le risorse ci sono e che probabilmente si riuscirà ad aggiungere qualcosa ai 721 milioni di euro del 2011. Dal tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali non è però emersa finora una precisa volontà politica.

Noi ribadiamo che le risorse disponibili vanno utilizzate con raziocinio evitando le classiche distribuzioni a pioggia. Siamo pronti ad indicare collaudati meccanismi di regolazione dei contributi, anche in base alla contemporanea presenza dell’indennità di accompagnamento, di competenza statale.

La Federazione dei Pensionati Cisl del Veneto sarà presente all’iniziativa dell’11 febbraio anche per capire quali siano le posizioni del ministro del welfare Elsa Fornero presente al suddetto Convegno. Ci auguriamo che la rappresentante del governo non venga a Padova per avallare una proposta che sancisce gravi disuguaglianze tra cittadini alle prese con gravi problemi di salute, allargando la forbice tra chi campa con pensioni da fame e chi può tranquillamente permettersi un’assistenza sanitaria integrativa.

 

Adolfo Berti

Segretario Generale Fnp Cisl Veneto