Adolfo Berti, Segretario Generale FNP Veneto:
“Fondamentale la rivalutazione delle pensioni più basse.
Si rischia l’allargamento della soglia di povertà”
“La rivalutazione delle pensioni fino a cinque volte il minimo non deve essere modificata. Ed anche il passaggio al regime contributivo deve essere introdotto con gradualità. Con queste modalità rischia di avere un effetto dirompente andando a penalizzare quei lavoratori oggi ad un passo dalla quiescenza, che sarebbero costretti a lavorare altri cinque o sei anni”. E’ critico il giudizio del segretario generale di Fnp Veneto,
“Riteniamo necessario – precisa Berti - l’adeguamento ai tassi inflattivi delle pensioni fino a tre volte la minima (1480 euro) nella misura del 100%, del 90% invece per i trattamenti di quattro e cinque volte superiori al minimo. Non possono essere ancora una volta i pensionati, assieme ai lavoratori dipendenti, a sopportare il fardello più pesante nel tentativo di guidare il Paese fuori dalla crisi. In assenza delle rivalutazioni finirebbe per allargarsi a dismisura la fascia della povertà, con tanti anziani costretti a pagare anche l’Ici sulla prima casa. Per effetto della revisione degli estimi catastali si rischiano mazzate colossali. E si dovrà sborsare pure l’addizionale Irpef regionale che nel Veneto verrà applicata con l’aliquota più alta dell’1,23%”. Noi – aggiunge – non siamo contrari al passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo perché si riporterebbero i lavoratori all’interno di una stessa logica. Ci sembra una misura di equità ma occorre distribuirla in un maggior numero di anni per non creare penalizzazioni eccessive”.
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